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Lo scenario in cui ci muoviamo

Scenario macroeconomico

Il 2018 ha visto un rallentamento della crescita dell’economia mondiale, sia in alcune delle economie avanzate che emergenti, nonostante esso si sia chiuso, in base alle ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), con un Pil mondiale in aumento del 3,6%rispetto al 3,8%del 2017.

Tale decelerazione riguarda soprattutto il settore manifatturiero, caratterizzato dalla riduzione dell’interscambio a livello mondiale a causa delle dispute commerciali tra Stati Uniti e Cina e delle tensioni finanziarie nelle economie emergenti. L’aspettativa è quella di ottenere un ulteriore riduzione dell’economia mondiale nel 2019, stimata intorno al +3,3 per cento, a causa di un aumento dei fattori avversi.

Tra questi, la BCE evidenzia un ulteriore indebolimento dell’attività manifatturiera e del commercio mondiale, sia dal punto di vista degli assetti politici che delle politiche economiche.

 

 

Settore Petrolifero

Domanda e offerta di petrolio

Nel 2018 la domanda di petrolio ha assunto un andamento positivo, attestandosi a 99,2 milioni di barili/giorno, in aumento dell’1,2% rispetto al 2017: hanno contribuito in maniera positiva sia i Paesi Ocse, che i Paesi non-Ocse.

Tra i Paesi non-Ocse, il contributo più rilevante deriva dalla Cina e dai Paesi asiatici, i quali hanno rappresentato oltre il 52% del totale non-Ocse. L’incremento registrato nei paesi Ocse, invece, è stato determinato interamente dal forte progresso di Stati Uniti e Canada, alla luce delle buone performance delle rispettive economie. L’Europa, invece, ha mostrato un leggero declino, rappresentando il 30% del totale Ocse.

La produzione mondiale di petrolio ha manifestato un andamento positivo nel corso del 2018, registrando un incremento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Rilevante è stata la performance degli Stati Uniti che hanno registrato un aumento, rispetto al 2017, del 17%: infatti, hanno coperto quasi per intero l’incremento della produzione mondiale, affermando così la loro leadership.

Ad affermarsi tra i Paesi non-Ocse, si evidenzia la Russia registrando un progresso di 170.000 barili/giorno; i Paesi Opec, invece, hanno confermato la progressiva riduzione di offerta già registrata nel 2017, mantenendo sostanzialmente inalterato il livello di produzione.

L’analisi dei dati trimestrali evidenzia come già nei primi mesi del 2018 le scorte abbiano iniziato ad aumentare progressivamente, oltre 1,1 milioni di barili/giorno, portando il mercato mondiale di petrolio a sfiorare i 2,6 milioni a fine anno.

Dal 2010 l’offerta mondiale di petrolio è cresciuta complessivamente di 13 milioni barili/giorno, coperta per il 62% dai Paesi non-Opec e per la restante parte da quelli Opec.

 

Prezzi del greggio e dei prodotti raffinati

Nel corso del 2018 il prezzo del greggio ha mostrato valori decisamente più elevati rispetto a quelli del 2017, registrando una crescita pari al 31%. Il trend positivo è stato caratterizzato da una domanda in ulteriore crescita e dall’annunciato ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, e dunque, dalla minaccia di un possibile deficit di offerta in un contesto di limitati investimenti in nuova capacità.

Con riferimento ai prezzi dei principali prodotti raffinati sui mercati internazionali, nel 2018 la quotazione media annua della benzina è aumentata del 15,3% rispetto all’anno precedente, mentre quella del gasolio è aumentata del 24%.

 

L’evoluzione della raffinazione

Nel 2018, a livello mondiale, sono stati investiti circa 43 miliardi di dollari in nuova capacità di raffinazione e 24 miliardi in manutenzione degli impianti. L’aumento degli investimenti e dell’importanza dell’Asia è divenuto rilevante alla luce del costante aumento della domanda di prodotti raffinati dell’area, sia per le attività dei Paesi produttori del Golfo atte ad integrare verticalmente le compagnie petrolifere nazionali, investendo in capacità di raffinazione e in impianti petrolchimici. La pressione competitiva sul comparto della raffinazione europea è determinata dall’ondata di nuova capacità di raffinazione attesa al 2040, pari a 13 milioni di barili/giorno, che si manifesterà principalmente nelle aree dell’Asia Pacifico e del Medio Oriente.

 

 

Settore Chimico

 

Il settore chimico europeo è stato tradizionalmente un leader mondiale nella produzione, come dimostrato dal surplus commerciale significativo, che ha raggiunto i 49 miliardi di euro nel 2017.

Nel corso del 2018, si sono verificati determinati cambiamenti, che hanno determinato un moderato calo della produzione pari a 0,9%.  Tale decremento è dovuto principalmente ad un declino della competitività e non alla bassa crescita dei mercati di destinazione. In particolare, l’attività è stata frenata anche da fattori contingenti, la secca del fiume Reno ha generato problemi logistici e di approvvigionamento con effetti a cascata lungo le filiere.

Il 2018 ha visto una leggera flessione del surplus commerciale, confermando la tendenza degli ultimi anni al ridimensionamento dell’avanzo nella chimica di base a fronte della continua espansione nella chimica fine e specialistica. La competitività europea è a rischio e questa perdita di quota di mercato globale rappresenta un costo in termini di posti di lavoro e attività economica, con la conseguenza che gli investimenti in nuova capacità produttiva vanno sempre più in altre parti del mondo. Il Medio Oriente, i paesi asiatici e gli Stati Uniti attraggono molti grandi investimenti e, di conseguenza, la quota di produzione globale di sostanze chimiche nell’UE risulta in calo in diversi segmenti.

La definizione e attuazione di una strategia di politica industriale dell’Unione Europea potrebbe essere la soluzione per garantire un futuro solido all’industria chimica. Segni preoccupanti sono ben visibili, anche se possono essere oscurati da dati positivi nelle performance dell’industria chimica europea. Solo grazie all’innovazione tecnologica, la chimica potrà fornire soluzioni alle grandi sfide sociali: lotta ai cambiamenti climatici, economia circolare e sostenibilità, nuovi metodi di lavorazione e materie prime alternative, energia e trasporti puliti.

 

 

L’industria chimica nel mondo e in Europa

L’industria chimica riveste un ruolo rilevante per lo sviluppo economico poiché fornisce prodotti e materiali moderni che consentono di sviluppare soluzioni tecnologiche in tutti i settori e le catene del valore dell’economia manifatturiera.

Nel 2018 la chimica mondiale ha realizzato un valore della produzione superiore ai 3.600 miliardi di euro, in espansione rispetto all’anno precedente grazie all’aumento dei volumi del 3% e dei prezzi del 2%.

Il valore della produzione relativo alla chimica europea invece è di circa 550 miliardi di euro. Inoltre, questa genera un consistente avanzo commerciale, pari a 45 miliardi di euro nel 2018, contribuendo a garantire all’UE equilibrio negli scambi commerciali.

 

La chimica in Italia

L’industria chimica in Italia conta oltre 2.800 imprese sul territorio nazionale, grazie alle quali realizza un valore della produzione prossimo ai 56 miliardi di euro. Con una quota pari al 10%, l’Italia rappresenta il terzo produttore europeo.

La chimica italiana ha chiuso il 2018 con un aumento della produzione del 0,5% e ricavi in espansione pari al 2% circa.  Positivo anche il riscontro ottenuto nel saldo commerciale rappresentato da una crescita del 3% dell’export. Di fondamentale importanza sono i dati in espansione relativi all’occupazione, che per il terzo anno consecutivo, registra un aumento dello 0,5%, arrivando a sfiorare i 110 mila addetti.

In particolare, le imprese del settore hanno intensificato l’impegno verso un’innovazione sempre più basata sulla ricerca. Il personale dedicato alla R&S è aumentato di quasi il 70% nell’ultimo decennio, arrivando a superare i 7.500 addetti con una quota sull’occupazione pari al 6% a fronte di una media manifatturiera inferiore al 4%. L’industria chimica è, inoltre, il secondo settore italiano in termini di diffusione della ricerca (50% delle imprese) e questa vivacità emerge anche nel confronto europeo; l’Italia, infatti, dopo la Germania, vede il maggior numero di imprese attive nella R&S.

Relativamente ai rapporti con l’estero, i gruppi nazionali medio-grandi dipendono sempre meno dal mercato interno e, giorno dopo giorno, rafforzano la loro posizione nel mercato globale attraverso investimenti produttivi che consentono di pervenire ad una quota di produzione estera pari al 35% circa delle vendite mondiali; tuttavia, questo consente loro di assumere la connotazione di integrazione nelle catene globali del valore, attivando così un circolo virtuoso che alimenta export, produzione e occupazione nazionale.

 

Fonte: l’industria chimica in Italia, rapporto 2018-2019.  Federchimica